Young to young 2018 al Vinitaly

15 aprile 2018Giulia
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Devo confessarvi che sono solo pochi anni che ho iniziato ad assaggiare il vino.  Sono cresciuta in una famiglia veneta non tradizionale dove sulla tavola apparecchiata c’era solo la bottiglia d’acqua del rubinetto e nessuna bottiglia di vino e non sono mai stata abituata a berlo. Perciò, lettori del Pomodorino, non mi potete biasimare. Ho imparato solo in età adulta, a piccoli passi, ad ampliare i miei gusti, educando le mie papille gustative, sorso dopo sorso, fino ad apprezzare non solamente vini dolci (per me più facili da bere) ma anche vini più secchi adatti ad accompagnare i pasti o gli aperitivi. Qualche visita in cantina, qualche evento e un po’ di curiosità mi hanno offerto una nuova sfera di interesse. E poi c’e stato quel corso all’università, quel corso tenuto dal Professor Odello, presidente  del Centro Assaggiatori di Brescia che in cinque giorni di lezione mi ha insegnato ad ascoltare il cibo da un diverso punto di vista,  attraverso una diversa lente d’ingrandimento, ascoltando palato e olfatto, dando importanza a ciò che prima non ascoltavo.

 

 

Ed è  con questo ridotto bagaglio di competenze ed una buona dose di entusiasmo che oggi ho messo piede per la prima volta al Vinitaly: la più importante fiera di Verona e la più rinomata fiera italiana dedicata al vino. Ho varcato le porte della fiera, ho ritirato il mio accredito e dopo una passeggiata tra i padiglioni e qualche assaggio mi sono diretta verso la sala degustazioni per partecipare al “young to young”, una degustazione guidata organizzata da “Il Golosario”. Paolo Massobrio e Marco Gatti ci accompagnano nella conoscenza di tre vini prodotti da giovani viticoltori rivolti ad un pubblico under 40 di blogger e giornalisti. Quale onore per me poter partecipare ad un evento di questo tipo! Una lezione preziosa per imparare ad approfondire questo affascinante mondo da un diverso punto di vista. Ero molto curiosa ed interessata, in una mano un blocco per gli appunti e nell’altra lo smartphone. Pronta!

Ho avuto così l’onore di conoscere tre ragazzi coraggiosi che hanno comunicato la passione per il loro lavoro, la voglia di raccontare la loro storia e quella di famiglia che si intreccia in modo fitto con le loro imprese più o meno grandi.  Freschezza, tanta freschezza; perchè quella si percepisce forte e chiara dai loro racconti e dal loro sguardo orgoglioso che rivela molto più delle parole.

 

La prima ad essere presentata è Federica Fina, ventottenne siciliana di Marsala le cui “Cantine Fina” sono state tra le prime cantine a produrre vino biologico in Sicilia. E chi ben  mi conosce, sa come questo aspetto possa allietarmi. Il padre fonda le cantine nel 2005 dopo un passato come enologo in Regione che gli ha permesso di incontrare il famoso enologo Giacomo Tachis con cui, negli anni, stringe un prezioso rapporto lavorativo fino a dedicargli il vino “Caro Maestro”. I genitori di Federica avverano quindi il romantico sogno di fondare la loro cantina su una collina da cui si vedono le Isole Egadi. Oggi l’Azienda Fina produce 15 tipi di vini rivolti al mercato italiano per il 70% della produzione, anche grazie alla particolarità del territorio siciliano adatto a vitigni autoctoni e internazionali.

Oggi Federica ci ha fatto conoscere il suo Kebrilla Grillo. Vino bianco profumatissimo con un’odore mediterraneo intenso di agrumi ed erbe aromatiche. Il sapore è fresco e sapido, rimane piacevolmente a lungo sul palato. Mi ha ricordato la mia vacanza siciliana e le cene a base di cous cous e Grillo.

Dalla Sicilia passiamo al Piemonte rappresentato da Daniele Olivero che ha preso in mano le redini dell’azienda Olivero di famiglia coccolandola e prendendosene cura allo scopo di valorizzare le risorse del territorio e i vitigni della sua zona attraverso un’agricoltura sostenibile. Questa voglia di rispettare l’ambiente e il prodotto puntando sulla qualità e sull’aspetto artigianale mi ha davvero rallegrato. Daniele ci mette il cuore, cura il suo prodotto dal campo all’etichetta, segue marketing e la comunicazione, parlando del suo lavoro in modo coinvolgente.

 

Oggi abbiamo assaggiato il suo Barbera D’Asti “Filari Corti”. Un vino rosso rubino, corposo e sostenuto, caratterizzato da una marcata nota calcarea. Tutti erano concordi nel dire che si tratta di un vino molto elegante. Prodotto da un vitigno mantenuto a corte file per rispettare la storia e la tradizione, ogni sorso avvolge il palato deliziandolo.

 

 

Terminiamo infine spostandoci al centro della Penisola, nella meravigliosa Toscana dove sorgono le cinque aziende della Cantina Carpineto rappresentata oggi da Caterina Sacchet. Solare neomamma ed enologa, Caterina è cresciuta tra un vitigni e l’altro respirando quotidianamente le dinamiche e l’atmosfera di cantina. La prima tenuta Carpineto venne fondata 50 anni fa da due soci:  un veneto e un pugliese. Oggi, alla seconda generazione, questa azienda esporta il proprio vino in 70 paesi del mondo e punta attualmente a rafforzare il mercato italiano. Sono produttori delle migliori denominazioni del vino toscano e oggi ci presentano il Toscana Rosso Dugajolo. Questo vino per l’azienda è stato la chiave del successo negli anni 90, un vino facile da bere e che piace ai giovani. Viene prodotto mescolando i vitigni del tradizionale Sangiovese con il Cabernet Sauvignon mantenendo un ricco bouquet di aromi. Viene chiamato “Baby Super Tuscan”, meno invecchiato dei vini classici toscani e più facile da bere per la sua freschezza e le note speziate e fruttate che persistono al palato. Anche l’etichetta è particolare e vuole comunicare gioia, tradizione e festeggiare cromaticamente la stagione autunnale.

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Terminata la degustazione sono tornata a casa sotto la pioggia per iniziare a scrivere questo articolo. Non vi nego che dopo una giornata al Vinitaly non è cosi facile mettersi alla tastiera e produrre frasi di senso compiuto, voi mi capirete! Caffè e grissini mi hanno aiutato a raccontarvi questa bella esperienza.

Essere in un luogo circondata da persone appassionate, avvolta da un’atmosfera densa di esperienza, buona volontà, voglia di mettersi in gioco è come trovarsi nel mondo ideale dove tutti vorremmo crescere e invecchiare, dove  le occasioni non mancano, gli sforzi vengono ripagati e i sogni si concretizzano. Ho avvertito soprattutto il rispetto per la storia e per il lavoro della famiglia ma altrettanto la voglia di dare un’impronta giovane, nuova e contemporanea per stare al passo con i tempi e comunicare la felicità di prendersi cura di qualcosa a cui si tiene. Goccia dopo goccia, sorso dopo sorso, lo spessore delle vite e delle intenzioni di questi tre giovani coraggiosi si percepiscono.

Grazie a “il Golosario” per questa preziosa esperienza e in bocca al lupo a questi giovani che rappresentano l’eccellenza italiana nel mondo.

 

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